Lascia un segno

a cura di Eleonora Frattarolo
testo di Federico Murgia

Come due macchie di sangue su un drappo di seta bianco, questi due acquerelli aprono uno squarcio nell’immaginario ponendo molti quesiti sulla rappresentazione della natura nell’arte contemporanea. L’interesse principale ricade sull’innovazione stilistico-emozionale attraverso l’utilizzo di una tecnica comprovata come l’acquerello e un soggetto classico come la natura morta. Le velature e i contorni: morbidi e molto allungati, infatti, sfiorano l’astrazione ma la forma riemerge subito con prepotenza grazie all’immediatezza del linguaggio visivo utilizzato da Pastore. La scelta di dipingere soggetti naturalistici (nel XXI secolo) può apparire arcaica e immotivata, ma è proprio attraverso i linguaggi ormai assimilati dall’immaginario comune grazie ai secoli delle arti visive che è possibile trasmettere emozioni e messaggi nuovi, e comunque l’arte dei nostri giorni ha intensamente “riscoperto” la natura, sul solco anche delle formulazioni della land, della earth art, dell’arte ambientale. Considerando inoltre la tendenza attuale verso un’arte commerciale più che spirituale, è importante presentare agli occhi del pubblico visioni, anche di immagini consolidate durante la storia, se non altro perché pur guardando al futuro dal passato dobbiamo trarre insegnamento. Non possiamo perciò dimenticare strumenti e soggetti usati con successo attraverso i secoli, ma dati gli enormi cambiamenti avvenuti nel ‘900 è importante che l’idea di fondo sia ragionata e al passo con i nostri tempi. Pastore utilizza l’acquarello e l’olio di papavero mescolati assieme, e grazie a immagini quasi oniriche rappresenta una natura viva che respira e soffre. E proprio questa sofferenza è il nucleo profondo di queste due opere, questo sgranarsi delle forme e questo svanire, per mezzo di una pittura-disegno “sporchi”, che creano simulacri da sogno inquieto.